






E' morto giovanni Pesce, capo militare dei GAP.
Non ho tante parole. Ma se non avete letto Senza tregua, leggetelo.
Leggete Senza tregua.
Molte cose saranno molto più chiare. La più marginale di tutte è il motivo per cui non trovo le parole per scrivere 'sto post.
Era vecchio e segnato, mica era un giovanotto. eppure un nodo in gola non cessa di stringersi. E non è una partecipazione del cazzo per interposta persona a un "dolore" indotto dal corriere della sera. e' commozione, vera. Perchè è scomparso un pezzo di storia che ha piantato uno stern in faccia al revisionismo. Un uomo per cui, uno fra tanti, forse solo il più famoso, certamente uno fra i più eroici, per ogni straccio di libertà che ci resta, dovremo sempre avere un pensiero.
E lui era lì, seduto su una seggiola nella veranda di casa, che non ricordava bene dove aveva messo gli occhiali che erano necessari per cercare la pagina in cui è pubblicata la foto della Spagna.
allora mentre chiedeva a Nori se lei si ricordasse dove erano finiti, questio occhiali, cercava la pagina senza l'ausilio delle lenti e proprio non la trovava. Ma non era un problema, di certo l'avrebbe trovata la Nori. allora alzava un po' lo sguardo dal libro, tirava su un sopracciglio e diceva:
- bè...io non ho mai sopportato il sangue. ma, si, di nazisti e di fascisti ne ho uccisi a centinaia. In tutti i modi. Non ero mica così vecchio...vero Nori?
zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz
"Chi furono i gappisti?
Potremmo dire che furono “commandos”. Ma questo termine non è esatto. Essi furono qualcosa di più e di diverso di semplici “commandos”. Furono gruppi di patrioti che non diedero mai “tregua” al nemico: lo colpirono sempre, in ogni circostanza, di giorno e di notte, nelle strade delle città e nel cuore dei suoi fortilizi.
Con la loro azione i gappisti sconvolsero più e più volte l’organizzazione nemica, giustiziando gli ufficiali nazisti e repubblichini e le spie, attaccando convogli stradali, distruggendo interi parchi di locomotori, incendiando gli aerei sui campi di aviazione. Ancora non sappiamo chi erano i gappisti.
Sono coloro che dopo l’8 settembre ruppero con l’attendismo e scesero nelle strade a dare battaglia, iniziarono una lotta dura, spietata, senza tregua contro i nazisti che ci avevano portato la guerra in casa e contro i fascisti che avevano ceduto la patria all’invasore, per conservare qualche briciola di potere.
Gli episodi più straordinari e meno conosciuti di questa lotta si svolsero nelle grandi città, dove il gappista lottava solo e braccato contro forze schiaccianti e implacabili; sono coloro che colpirono subito i nazisti sfatando il mito della loro supremazia e ricreando fiducia negli incerti e nei titubanti i quali ripresero le armi in pugno.
I gappisti non furono mai molti: alcuni erano giovanissimi, altri avevano dietro di sé l’esperienza della guerra di Spagna e la severa disciplina della cospirazione, del carcere fascista e del confino. Tutti, nel difficile momento dell’azione, nelle giornate drammatiche della reazione più violenta, quando la vita era sospesa a un filo, a una delazione, a una retata occasionale, tutti, giovani e anziani, seppero trovare la forza e la coscienza di non fermarsi. Soprattutto, i gappisti furono uomini che amavano la vita, la giustizia; credevano profondamente nella libertà, aspiravano a un avvenire di pace, non erano spronati da ambizione personale, da arrivismo, da calcoli meschini.
Erano dei “superuomini”? No di certo. Erano soltanto degli uomini, ma degli uomini dominati dalla volontà di non dare mai tregua al nemico. Il loro orgoglio aveva radici profonde: coscienti del sacrificio di tutti coloro che avevano sofferto impavidi carcere, persecuzioni, sevizie ne rivendicavano la grandezza e l’insegnamento. Senza l’autorità dei vecchi militanti che avevano sofferto galera, confino ed esilio, durante il ventennio fascista, ai dirigenti non sarebbe stato possibile esigere dai gappisti, dai partigiani, la disciplina più severa che conduceva spesso alla morte più straziante, né ai combattenti avere il cuore saldo per affrontarla. Era soltanto orgoglio ed entusiasmo lo spirito che animò i gappisti? Era un legame di reciproca fiducia tra i vecchi militanti e i giovani, tra coloro che avevano dimostrato di saper resistere sulla via giusta aprendo nuove prospettive e coloro che si inserivano in una lotta che era la lotta eterna contro la sopraffazione, il privilegio, la schiavitù. Senza gli antichi legami del presente oscuro col passato glorioso, davvero non vi sarebbe stata la guerra di liberazione, non avremmo riscattato l’onta del fascismo, “non avremmo conquistato il diritto di essere un popolo libero e indipendente”."
E' un vociare gracchiante da radio di servizio - è rullo di manganelli su scudi di plastica - è anelito di vita dietro i cordoni e i plotoni - è vetro che si infrange - blindati frantumano barricate - bocce che partono, cadono, esplodono, colpiscono o falliscono - rumori di corse come zoccoli di cavalli al galoppo su asfalto rovente - RadioZena - un silenzio irreale sotto una cappa di fumo - stammi a fianco, ti amo - riprende il sussulto fra fughe e inseguimenti, cariche e controcariche - li affrontiamo corpo a corpo - colonna di teste superbe - ci affrontano sparando lacrimogeni dirtti in faccia - fanno prigionieri e li torturano - RadioZena non ci arriva - le mura di cemento interrompono frequenze - le trasmittenti della democrazia si sospendono così - non ci hanno preso - quanto ci è detta bene ce lo siamo raccontati ancora mille volte - radioZena in tribunale.
sospesi, sorpresi, contusi, tesi. quanti colpi? Uno? due? silenzio. RadioZena trasmette - un bagno di sangue e un omicidio premeditato.
Su i fazzoletti, ogni cosa diventi arma - diventa arma - radioZena suona la carica. E' morto? E' morto.
E mo'? I fiori non sono armi. quanto abbiamo pianto? quanto piangeremo ancora?
RadioZena è sempre accesa, sinonizzata a metà frequenza fra il silenzio e il clamore.
2001-2007. quest'anno a Genova non vado.
buongiornoamore - preferisco il silenzio - preferisco - preferisco coltivare 'sto dolore e questa rabbia , questo affetto
Né ragazzo, né martire.
Carlo giuliani - compagno
zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz
RadioZena saluta Mimì, che oggi è il suo compeanno e a settembre comincia la scuola
Tempi duri per il coltellino svizzero, che rischia di non far più parte dell'equipaggiamento dell'esercito elvetico [esercito elvetico?], vacche grasse per le scimmie di non so che zoo in Israele, perchè qualcuna ha partorito un cucciolo tutto giallo che attira turisti e curiosi da tutto il mondo [tutto il mondo?]; grande preoccupazione per non mi ricordo quale fighetta, che a importunare Coco ci ha rimesso un paio di coltellate di traverso nella sua villa in Sardegna, di notte, in estate, dalla fidanzata ufficiale. Che dire poi dello scoop di lucignolo, che lascia tutti col fiato sospeso, quando [anteprima Studioaperto] Valeria Marini alla domanda "rimani single?" risponde maliarda "non so bene, vedremo". Poi sembra che Chivu continui a essere corteggiato dall'Inter, ma è in ritiro con la Roma. Poi un uomo ha nuotato per 18 minuti al polo nord. Poi a Padova hanno sgomberato via anelli. Poi i clandestini, marocchini, spacciatori e supratori sono andati li la notte a riprendere la droga, li hanno visti con le telecamere, ma non li hanno arrestati. Però hanno mandato via 18 famiglie di onesti marocchini e negri che avevano il permesso e lavoravano onestamente. Poi per fortuna la polizia li ha salvati dal loro incubo.
Dal loro incubo.
Dall'incubo.
Incubo.
Incubatrice. ci allevano così, meno molesti, poco modesti, tendenzialmente maldestri a riconoscere la finzione dalla fantasia, la verità dalla cronaca, l'impegno dall'obbligo, la disciplina dall'imposizione.
Fate la comunione - pargoli venite a me - tutti in fila
all'edizione delle 20:00 de
La messa in diretta.
Questi cazzo di coltellini svizzeri - tempi duri - si estingueranno prima delle foche monache, prima dei lavoratori precari, dei pensionati con la minima, dei ragazzini a Kabul, delle donne in Turchia, degli ultimi partigiani, della fame nel mondo, della sete in Europa, dell'alcolismo in Italia, della pedofilia all'oratorio.
Buongiorno amore.
Spegni la TV!

noblesse oblige - signora razzista omofobica.
C'è pieno il web di ste merdate
basta evitarle, direte.
basta evitarle un cazzo, ti vengono a cercare.
Il negazionismo non è una corrente interpretativa della storia. E' merda.
Non me ne frega un cazzo se gli ebrei ammazzati erano sei milioni o uno solo. Mi interessa che siano stati ammazzati perchè ebrei.
allora sia chiaro, che se si giustifica in un qualche modo, sia qualunquismo, sia odio razziale, sia omofobia, antisemitismo o qualche altra perversione patologica, una roba simile, sono ben più giustificati coloro i quali ricorrono a tutta la buona volontà che serve per spendere 40 euro di benzina, e chiudono le sedi di questi scarafaggi.
§Fascisti rossi - dirà qualcuno.
Senti cocco, ogni vaccino ha il principio attivo del virus. Ma serve per rendersi immuni. Il vostro buonismo democatico apre la strada a questi bastardi.
Mai sentito che "il sonno della ragione genera mostri"?.
allora ben svegli, gli occhi bene aperti, un self service, ormai, sta anche nei posti più sperduti.
e se qualcuno ci rimette la pelle?
dipende...solo uno o sei milioni?

quando passi, aspetti, fa male - oggi non ho combinato nulla e nulla sono deciso a combinare - perchè di scombinato c'ho la testa.
Ecco che torna - storie a distanza - volume 2
Per dirla tutta è una mezza confessione sulla genesi di questo blog. Ma andimo per ordine. Ordine e grado
Che io scendo 4 giorni al mese e lei sale quando può, quando riesce, quando è possibile. Poche volte e per poco. Poi aggiungiamoci che io al telefono sono un orso - poche parole e decisamente quelle sbagliate - sono nervoso, mi rompo le palle.
Sapete che? Le mail, sono geniali. Allora una giornata come questa - combino poco, sono scombinato - è una tipica giornata da affetto via mail. amore, avrei detto. Un amore epistolare, ricco di metafore e metriche, prose e poesie, deliri dolcissimi, confesioni e domande.
Ero parole e tu eri parole. Occhi rossi, sigarette a nastro, un altro desiderio in sintassi eccellente. allora si che le citazioni culturali avevano un senso proprio, ogni cognizione votata al culto di venere, che per eros ci voleva il biglietto del treno, allora si che ogni coniugazione aveva un peso specifico nell'economia di un rapporto, una storia, una storia a distanza.
che devo dire. Strano era strano, ma non più di farti un regalo al giorno e tenerli tutti in valigia per quando ci saremmo incontrati. Non più di sentirmi traditore se mi capitava di uscire con una ragazza avvenente che non potevi conoscere. Strano era strano, ma bello.
Perchè sentirsi sospesi non ha prezzo, alla faccia della master card con cui qualcuno vorrebbe farci pagare la bolletta alla telecom. Era bello perchè era strano, il mio vincolo via etere e le tue risposte che arrivano dopo 4 minuti.
Sti cazzi, con le mail c'ho fatto un libro che t'ho regalato. Io ce le ho ancora sulla posta e non so bene se aspetto che libero se le ingoi per sempre, o se una copia la voglio anche io.
La mia tastiera consunta mi dice che era amore davvero. Per come è finita, tutti quelii che mi hanno preso per il culo dimostrano quanto avessero ragione loro. Per come andrà, mi dico che non aveva ragione nessuno e che vero non mi è sembrato nulla.
MA io dovevo scriverti. E mi era rimasta la necessità di scrivere. Ma scrivere a uno è mezzo speciale per non far volare le parole speciali che gli si dedica. Scrivere per più d'uno è una forma di esibizionismo a cui non sono avvezzo.
Iniziai questo blog frugando nel lato nero e pubblicando le cianfrusaglie che vi trovavo. Ho proseguito sulla scia di un'incoscienza che alla fine mi ha stordito. Non sono mai riuscito, chiaramente, a scrivere qualcosa di sensato, ho coltivato sempre quel lato incompiuto che non poteva avere spazio.
Storie a distanza - volume 2. alzarsi la mattina e dare il buon giorno con la foto rubata a un caleidoscopio, citare Hikmet, fare colazione di corsa e poi di corsa correre alla stazione. Da che scrivevo sto partendo, tu potevi rispondermi almeno 5 volte. alla stazione ti salutavo col nome dell'indirizzo di posta, e poi ridevamo di questo, si correva a casa e facevamo l'amore.
Touchè, mandorla-amara. Il cuore spezzato prima o poi si aggiusta, a volte. La tendinite attendo la riconoscano malattia professionale.
portare rancore non è mica reato, ancora, quindi si può fare e stai, probabilmente, fra i portatori sani, quelli che ce l'hanno, ma hanno messo i remi in barca e non lo esprimono più o non lo esprimono mica.
Non si vive di vendetta - quanto è vero - è assolutamente buon senso ricordarselo sempre - allora i portatori sani si sono fatti incoraggiare a trovare un senso [buono, s'intende] di non stare più contro, ma di stare per. Ma chi è che li ha incoraggiati? Chi vi ha incoraggiati, cumpà?
Portare rancore non è [ancora] reato, quindi potete serbarlo, custodirlo, allevarlo, curarlo. Ma non potete esprimerlo. Se non digerite che in media 4 persone al giorno muoiano sul lavoro, dovete tenervi il vostro rancore per voi. Se non digerite che su quelle 4 persone che muoiono al giorno e sul lavoro di altre svariate centinaia di milioni di persone vi siano un pugno di parasiti che sguazzano nei vizi, nei capricci e negli agi, dovrete imparare a convivere con il mal di stomaco, la nausea, l'ansia.
Se vi girano le palle ogni volta che siete a conoscenza di una delle quotidiane manifestazioni di razzismo, sessismo, discriminazione di ogni sorta, odiosa e vile, volgare e primitiva, dovete imparare a credere alla valenza curativa della valeriana, della marijuana, della camomilla e della nicotina. O seguire un culto zen.
Se ritenete intollerabile che una manica di ebeti irrompa al termine di un concertino accoltellando e sprangando degli inconsapevoli spettatori, è bene che vi ricrediate circa l'esistenza della divina provvidenza, oppure lasciate cullare le vostre esistenze al motto di Lao-Tse.
Qui non stiamo parlando di scienza. Stiamo parlando di violenza. Ed è violenza come il sangue che scorre, come le dignità strappate, come un genocidio sotto silenzio, è la stessa violenza il fatto che ci prendano tutti quanti per idioti.
qua non c'è scienza. C'è recrudescenza. Almeno almeno del rancore, causa effetto, senza soluzione. Bestemmio, perchè credo.
Poi ci sono i portatori non sani, del rancore, gente che chissà perchè, chissà come, chissà quanto, in effetti, ad ogni modo gente che lo coltiva, lo serba, lo custodisce e lo alimenta. Per fare questo ci vuole una scienza. Mi girano i coglioni. Che ci si creda o no, è pura e semplice tenerezza, solidarietà, comunanza, fratellanza. Non si vuole convivere con l'ansia, con la nausea, non si crede a padre pio, non esistono aspirine. si sa bene da che parte stare e perchè, sui mezzi da usare c'è un gran discutere. Per fare fuoco c'è sempre tempo, dico io, eppure non riesco a condannare chi ha fretta col grilletto.
non si risolve nulla -
Zitto, portatore sano!
Fra i portatori di rancore è necessaria la solidarietà. Perchè ci accomuna ben più della razza, dell'ideologia, della cultura, della fede e di ogni altra cosa lo strsso identico rancore. Rancore contro le ingiustizie. e' banale e un po' patetico, ma è vero. al punto che spesso la solidarietà non c'è.
Per quanto mi riguarda sto sul filo del rasoio. Fra scienza e recrudescenza. La quiescenza esiste solo come formula magica a cui ogni agnello sacrificale si appella nella speranza di non venir scannato. Oppure per opportunismo, allora questi sono i vitelli grassi.
Ma che faranno mai, una volta che hanno denunciato per terrorismo tutti quelli che il loro rancore lo esprimono, lo palesano, lo organizzano, lo trasformano? Che faranno di tutti quelli che "il solo terrorista è lo stato"? che faranno di tutti quelli che "la vostra democrazia si chiama Abu Grahib"?. Che diranno ancora, di tutti quelli che si convincono che "la legge 30 è il nuovo schivismo"?. "case, lavoro e dignità", "la solidarietà è un'arma", "fuori i compagni dalle galere". Non importa quanti sono oggi, importa quanti saranno domani.
Vedete? quanto sono idioti tutti coloro che, malgrado tutto, vi spacciano per scienza un'inesistente quiescenza. Quanto è inutile pretendere di spiegare ciò che è oggi, senza avere minimamente chiaro che succederà domani? Avere una visione statica e non dinamica?
zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzODIO MOSSO DA AMOREzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz

emeute - emozionale - è una rivolta per niente razionale, una scossa che trova tutti impreparati [ma davvero?], travolge gli equilibri, incendia gli animi, raccoglie le tensioni, le amplifica tutt'intorno come tutt'intorno si sparge l'onda corta dei fumi della benzina che si incendiano.
A me sta bene, ci sto. Ognuno dica la sua e porti le proprie, di tensioni. Covate chissà quanto, come e dove, espresse male in picchi di frustrazione, represse aggiungendo un'altra voce al coro del "la prossima volta", "non era il caso". A me va. Più o meno sempre e quando sono claudicante scelgo la seconda fila, quella dei lanciatori, poi ripiego sulla terza, ma non lascio la postazione.
Non sono cresciuto a Istambul, a Jenin o a Gaza.
sono cresciuto in una provincia verde fra le montagne e il mare in cui da generazioni i vecchi raccontano all'ombra degli alberi che coprono le entrate delle osterie le gesta perdute nel tempo degli indigeni nostri, che piegarono i romani per 350 anni, che accolsero i corsi come fratelli e li fecero convivere coi detenuti francesi che non si sa per quale motivo, anzichè in Guadalupa, vennero tradotti sulle nostre montagne, marinai spagnoli che saccheggiarono il mediterraneo costruirono villaggi che furono forzieri e poi, altre prigioni. Un popolo in armi da 1000 anni che sulla stessa forza respinse i nazisti fino a instaurare la Repubblica Popolare - 4 giorni di gloria prima dei rastrellamenti dei villaggi a valle, gli eccidi delle fosse del frigido, su, fino a Vinca.
Che rimane?
rimane che in certi anfratti il vento della dissoluzione non è arrivato. C'è la cocaina, si, ci sono i palestrati, certo, i fascistelli, i puttanieri, le mezze seghe. Poi c'è una zona d'ombra in cui l'appartenenza torna stretta, pressante, solidale.
"tu sei come me e io sono come loro" - detto in dialetto da un semi analfabeta tatuato che aggiunge "bene che hai studiato, perchè hai studiato per noi e bene che certe cose non le fai, perchè le facciamo noi per te".
emozionale. non cercarmi, ma ci sono. Mica allo Zen di Palermo, negli spagnoli di Napoli, Scampia e il quarto mondo. Mica a Gaza, o Jenin o Istambul.
E' commovente riconoscere come e quanto vi sia, nonostante tutto, il bisogno di una scienza moderna al servizio di questi valori romantici.
zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzCUCU'zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz

TUTTO IL RESTO NON C'E' PIU'
Che "voglio stare un po' con te", è una frase che non ha senso. "Voglio DAVVERO TANTO stare con te". Presuppone un viaggio di 10 ore, un impiego di energie, di soldi, di tempo, di possibilità. Ma lo voglio proprio tanto. Così scendo una volta al mese, per quattro giorni intesi, per quattro giorni che valgono come il mese intero.
Staremo sospesi.
Si, ma sospesi dove?
Sospesi in quella casa sempre piena, approfittando di ogni angolo vuoto, di ogni luce soffusa. Sorpresi come pischelli al primo bacio da una madre sospettosa, un fratello geloso. Sospesi fra i discorsi del cazzo degli amici tuoi, che non si rassegnano a 'sto strunz che ti ha "occupata" - rattusi di merda - e parlano solo dialetto e si scambiano battutine che non capisco, ma solo intuisco. sospesi con le amiche tue, che fanno la fila a vedere 'sta novità inspiegabile, tese a confutare i tuoi racconti e le tue suggestioni, le loro impressioni, i consigli, pronte a spendere per te parole d'oro a me, che di oro in te ne ho visto già molto e, soprattutto, lo vedo una volta al mese e basta.
Sospesi come, io come un turista in terra sconosciuta, tu come turista a casa tua, a passeggiare assorti in un tramonto a mergellina, ma ho l'impressione che tu serbi il velo degli impegni che devi rimandare - tipo lavoro e studio - e mergellina mi cade addosso con tutte le insicurezze del caso.
Storie a distanza - volume 1 - cosa cazzo ci avrai trovato di tanto suggestivo in uno come me? Era scopeta, prima di tutto. E adesso, stabilito che vivo come vivi tu, grossomodo, che penso come pensano dalle tue parti, grossomodo, che in sostanza sono microcosmi propri che si incontrano e confrontano e che, infine, si somigliano pure. Che rimane?
Si chiama turismo sessuale. Perchè se davvero volessi stare proprio tanto con te e tu volessi stare proprio tanto con me, faremmo in modo di starci. Di renderlo possibile. Ma non sarebbe più una storia a distanza.
zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz da cosa scappi tu? zzzzzzzzzzzzzzz

Ricevo e pubblico. Fa ridere e fa piangere.
ci vorrebbe una base, se non basta un qualunque telegiornale....

Guarda e impara, come si fa carriera sventolando la bandiera di guevara, avanza piano, apparentemente senza pretese, e si ritrova infine al terzo posto nella pole position del paese; qualche migliao d'euro al mese più le spese, ci rimette a volte solo qualche timida contestazione e alcune offese, ma le promesse, le mantenesse, ci credeva tanto poco pure lui che farebbe notizia chi gliele ricordasse. E adesso siamo qua, attoniti più di quando vinse l'unione un anno fa, c'è chi c'aveva creduto, "Prodi attua un programma di sinistra " ripeteva risoluto, o forse per convincersi soltanto, ma se tanto mi da tanto: lo disse pure agnelli in tempi non sospetti: solo un governo di sinistra attua un programma di destra che si rispetti.
Guarda e impara, come si fa carriera sventolando la bandiera di guevara, ritiro delle truppe e trentacinque ore, il paravento dietro cui il comunismo è diventato "errore e un orrore"; a colpi di spugna, sto personaggio che ripugna, s'è fatto strada in parlamento, in modo fraudolento, leccando il culo al papa come fosse un sacramento, un sodalizio di stronzi, parlano forbiti succhiano il sangue come fossimo tutti gonzi. alla fine è bene dirlo perchè non si alimentino illusioni, aveva ragione berlusconi, se votate bertinotti siete tutti dei coglioni - è una versione un po' brutale, ma niente male, a cui va aggiunta la morale della storia: da adesso calci in culo fino alla vittoria; a tutti da fassino a d'alema, passando per rutelli diliberto e chiunque oggi sia parte del problema.
Guarda e impara come si fa pulizia di chi approfitta del nome di guevara, presta attenzione, come si porta il fuoco al culo d'ogni capopolo in azione, senza distinzione fra questa destra o sinistra e ogni loro emanazione. Chi lavora 10 ore e porta a casa na miseria- vive in affitto e spende tutto in alloggio e vitto, chi a casa non ci torna perchè muore in un cantiere, chi è senza permesso di soggiorno e va a riempire le galere, chi non ha diritti da far maturare in banca come i frutti, chi difende la sua terra dall'alta velocità, chi vive nella merda dei rifiuti urbani che sommerge la città, chi si ammala di tumore per le onde di radio vaticana, chi è sfruttato e umiliato per vendere il culo a sircana, chi non ne può più di vivere una vita a testa in giù, muore a colpi di rate del mutuo della casa, della macchina o si deprime davanti alla TV.
Ebbene guarda e impara perchè sopravvivere è una virtù e anche se non te ne accorgi ci stai dentro pure tu.
Ma quando arriva il maresciallo che ti chiama per cognome, tira fuori un mandato di perquisizione e un set di fotografie "c'era anche lei con la teppaglia delle periferie". Non è teppaglia, graduato, è gente presa dallo sfinimento generalizzato, gente spossata, ecco la verità - che si solleva per difendere la propria dignità. Inutile parlare, tira fuori un foglio che devi firmare e in tempo reale parte la velina alle agenzie di stampa, già preparata: una pericolosa cellula delle BR è stata sgominata.
guarda e impara, saluta a pugno chiuso come fossi che guevara, è vero che apparentemente non c'entra niente, ma è una responsabilità collettiva essere resistente.
Questo testo fa cagare, ma l'ho scritto in 2 minuti, mi interessa dimostrare come i contenuti sono manipolabili da mani abili pagate solo per far questo, creare allarme terrorismo e preparare un bel processo; su questo blog sta roba sembra sfogo adolescenziale, se la dici in piazza te ne trovi addosso in venti e senza voglia di scherzare, perchè va bene contestare il governo di sinistra, se sei del fuan di forza nuova o uno skin head estremista; ma se sei un compagno devi fare attenzione, sti parassiti riformisti sono pronti a giustiziarti sul portone.
Sembra esagerato, per chi vive di modelle e di calcio mercato, ma la verità non sta scritta sul rotocalco estivo e nemmeno a metà fra quello e ciò che scrivo; sono 4 mesi che sto chiuso a S. Vittore perchè ho preso a calci un parassita truffatore

Un graduale avanzamento verso una maggiore autonomia
Noi abbiamo la Brambilla, la Santanchè, la Prestigiacomo e la Melandri.
alla salute.
Se per qualche motivo avete ceduto a un pregiudizio nei confronti di goodbye Lenin e non lo avete visto, bé, vi consiglio vivamente di vederlo. E' bellissimo. Da qualche tempo, più o meno dieci giorni, è anche particolarmente attuale perchè dopo 18 anni un tipo polacco si è risvegliato dal coma e più o meno deve aver passato una storia simile.
Non so dire se il tipo in questione fosse una delle "silenziose guardie bianche" di Solidarnosc, non so per nulla che risveglio abbia avuto e come stia adesso "UBER ALLES". Ad ogni modo goodbye Lenin è bellissimo e dolcissimo e riesce bene ad accendere un fuoco di rabbia/speranza/determinazione a chi, come me, non semtte di ripetere che ciò che è stato fatto dal '17 in avanti, oggi noi possiamo farlo meglio e, in sostanza, ne abbiamo tutti un gran bisogno. E' una nostalgia del futuro.
Ma la citazione non è solo cinematografica, s'intende.
A volte ritornano, perchè ritorno, svegliato da un coma da cui non mi sono ripreso bene, con il velo indiscreto e tragico negli occhi che illuminano il [mio] futuro. E tutto sommato non domato, non rassegnato, non disperato.
I contorni di 'sta cosa stanno bene blindati dove sono, insieme alla sostanza. Ma dopo tanti mesi oggi sono uscito e milano mi ha dato un senso, incredibile, di vita.
[emersione] allora dopo questo coma, mi sveglio e riprendo - goodbye-Pavel - le trasmissioni.
So un po' meglio dove andare, perchè andarci, chi acompagnare e da chi essere accompagnato.
Per ora un saluto a tutti - di bentrovati - spero. E mi scuso se neppure ho risposto ai saluti e ai commenti, ma il silenzio era mio malgrado inevitabile.
zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz
chè quello che ti racontano sul socialismo, fra' - è una parte sola - piccola e discreta, vera o presunta, mito e storia, ma una parte sola. Perchè per raccontare tutto non bastano le voci di milioni - 140 direbbe Majakovskj - non basta la perizia dei pragmatici, l'estro degli artisti, la vocazione dei mistici.
E noi, fra', abbiamo ben smesso di stare sulla difensiva. Intraprendenti, oltre che resistenti
a suivre

si chiude, ragazzi, amici e amiche, tanti o pochi che siate, foste, siate stati, sarete.
Trasmissioni-Fenix inizia il conto alla rovescia per l'eclissi.
Il silenzio non era casuale, le assenze neppure.
Tuttavia, adesso che so un po' meglio cosa è, non potrei pensare di "sopravvivere" senza un blog. Quindi chiude questo, che era già finito da tempo, si cambia pelle, versione, contenuti, rimane l'autore, nascosto da qualche parte, manco più per tanto. Si cambia davvero.
Immagino che nessuno sia in preda alla smania di sapere se come e quando questo succederà, ma è una deontologia, principalmente una lealtà affettiva e idealista, che mi impone di pubblicare questo penultimo post che ne prevede un ultimo con nuovo indirizzo e l'invito a non perdersi di vista.
Alcuni di voi li "conosco da tempo", altri da poco. Eppure davvero non vorrei metterci una pietra sopra, nonostante la fugacità con cui ho coltivato il tutto, compresi questi rapporti. Non sono molto socievole, si era capito...eppure, se non verrete voi, verrò io a cercarvi.
E adesso, con questo blog che chiude, si chiuda pure la sua memoria. Ogni esperienza, per essere concime del futuro, si deve decomporre. Ogni farfalle è stata verme, ogni farfalla torna polvere, in un giorno solo, per altri vermi. Ma oggi è tutto meno scuro, mica più semplice, solo meno scuro. Allora li chiamo col loro nome, non vermi: bruchi.
Mi lascio - 1945 - con una colonna sonora appropriata.
Risvegli.
Abbracci e baci, con tutta la cinica tenerezza di cui sono capace.
ritorno - per poco - parto. Dove eravamo rimasti?
zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz
intrecci, grovigli, umori, sono come sempre le stesse cose - i nervi che guizzano - il riposo dei guerrieri, la colazione dei campioni, il senso alterno con cui si affronta una giornata tanto banale - quasi speciale - assolutamente normale - quanto il natale - e ciò che ne consegue. annessi-e-connesi. Repressi.
Paura e delirio a casa mia, intorno qua, per queste vie e queste piazze - stile poliziesco all'italiana, inseguimenti e placcaggi - non ho fatto feriti e neppure prigionieri - ho steso er monnezza - sti cazzi - che feste di merda!
Rum - rum - e rum - altro che bianco natale, col sol dell'avvenire, altro che spirito santo, calci e pugni signorino white power - tolgo dalla tasca un bel regalo - fratello - pace a te- ma ha la punta, è lucido e anche affilato - te lo danno i re magi il boia chi molla. che palle. Ero venuto in pace.
zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz
il mio collegio di difesa vale doppio, signorina con bambino in grembo - alle soglie del processo - e se si rompono le acque? - Sta tranquillo, anche il giudice è una donna, lo rimandiamo, lo rimandiamo...
questo non mi tranquillizza. Va bene che ho chiuso con la militanza misogina e mi dedico alla dialettica dei sessi, all'approfondimento analitico dei complessi rapporti fra uomini e donne stravolti dall'era post indistriale, il decadimento dei valori e le ruggini del vaticano - spia sovietica a chi? Un altro prete polacco - ma non sono tanto più tranquillo. Ohibò. Diciamocelo pure. l'indulto mi fa schifo. Ha cancellato pure la presunzione d'innocenza "va bè, dai, tanto c'è l'indulto" eccheccazz....
zzzzzzzzzzzzzzzzzzzz
torno a trovarvi, signorini sieg heil. Per poco
ritorno - per poco - riparto.
Buonanno canaglie. Con affetto, s'intende.
E' successo ancora. Basta poco, basta un niente, basta davvero. Questo blog riprende le trasmissioni e filtra e censura le interferenze. Le interferenze sono finite, me lo impongo. sono l'unico conduttore. Decido. Io. Ritorna "ogni farfalla è stata verme", ha più senso, è più vera - capitolo I - è una dinamica. L'interferenza è situazione, se ricorrente diventa ossessione.
Per cui - cari amici, care amiche, carivoi - un passo indietro - oppure si spegne la radio. Indietreggio. Mi preparo. Racconterò di altro.
Olà, so' - lineare e deciso - con ciò ti saluto con le tue suggestioni.
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Se vi rubano tutti i sogni, non siate troppo tristi. Potrebbe andare peggio, tipo che si avverino e che non sappiate apprezzarli.

Di tanti modi in cui poteva finire, è finito nel peggiore. Neppure la vertigine di vedere il suo cadavere oltraggiato dalla folla. La chiamano humana pietas, quella per cui i morti si rispettano, lo spirito sta sopra la materia, l'anima sopra la carne. Non fa per me.
Neppure i festeggiamenti a Santiago fanno per me. Non si festeggia un infarto. Non si festeggia una morte naturale.
E che l'amarezza, che da festeggiare non c'è proprio nulla, ci lasci almeno la lucidità per studiare a fondo quanto gli slogan - Allende, allende, il Cile non si arrende - e gli idealismi del socialismo come al pranzo di gala lascino lo spazio solo per le frustrazioni e i rimpianti.
Giù la testa, coglioni.
Morto un papa se ne fa un altro, morto un dittatore ce n'è un altro. All'occorrenza.
Non si tratta di votarsi alla vendetta. Piuttosto è un impeto che brucia, alla giustizia.
e senza se - un anno fa - e senza ma - sfondavano i cordoni di celere e carabinieri, fronteggiavano l'esercito, fitta sassaiola in alta quota e bastonate - sotto la pioggia - ghiaccio ai margini di strade di montagna - Venaus - tornate a vedere un po' indietro - Val di Susa - senza se - armati solo di sentimenti profondi - senza ma - passarono notti sui treni in lacrime - da un capo all'altro dello scontro - chè personale è politico e la guerra è guerra - da un capo all'altro dell'Italia occupata - da una parte i CC e i lacrimogeni - dall'altra un assalto al cielo di ognuno - individuale - una guerra del cuore. Venaus - Napoli. Un pareggio non era possibile - e nella vittoria di molti, ho scontato la sconfitta di uno - la mia - e nelle vene un feretro - vestito a gioia che un maresciallo l'ho steso, vestito a lutto che un amore l'ho perso - e niente è per caso.
Mi son fermato lì - come un bambino che si rifiuta di crescere - un'amica immaginaria che si faceva chiamare regina - una fragola fuori stagione - la mia suggestione a farmi male.
Senza se e senza ma - all'incrocio che da via Terracina porta alla RAI - un'attesa estenuante - un'inadeguatezza contraria e superiore agli impeti della battaglia di Venaus - una bandiera NO TAV sventolata a mezz'asta - un grido di gioia diventa bestemmia - l'unità degli opposti.
Vale per me - lo dico solo per me - lo penso solo per me - lo scrivo per io. E mi stupisco quanto ancora ci abbia capito poco. Celerini ne ho stesi ancora, cordoni sfondati altri, manganellate prese pure, altri baci dati e ricevuti, mica estorti eppure. quelle lacrime sono le lacrime, quell'assalto al cielo fu il mio assalto al cielo, quella sconfitta non ha né se, né ma. E non ho perso io, il mio amoro proprio, la stima che avevo di me, ho perso piuttosto l'amore che teneva buono e faceva sangue.
Sangue. Appesi si resta, appeso rimango, appeso lo sono stato ancora. Mica impiccato, appeso a tenere stretto il filo, una fune, un filo di fumo - una fune al cui capo, si contorce il cappio.
quanto amore in quelle mani - strette - quanto scagliato forte - sassi - quanto distribuito sui caschi - il bastone è una bacchetta magica che apre varchi fra le acque scure - quanto donato in piccole confezioni artigianali - grandi botti e tanta paura. quanto amore che non ho trovato più in una notte passata a piangere in treno.
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trasmissioni dalla banlieu. Alla prossima, però
e che un piccolo mondo, un grande cuore, una giornata perduta, sepolta sotto le coltri cenerine d'inizio dicembre, una serata che vola, una notte non passa, e che so di che - un magistrato nervoso, un ispettore bastardo, un appuntato annoiato, quello che non fa per me, al passo - al passo, a rimorchio delle cose che vanno, un grande cuore che non ha posto, un piccolo mondo circumnavigato di fresco, scoperto palmo a palmo, una spalla liscia, una thè caldo che abbassa gli umori dell'alcol - un altro brindisi a forza - e chiamalo amore - e chiamalo a forza - basta che lo chiami, li chiami, ti impelaghi, per sfatare il mito del bravo ragazzo - travestirsi da stronzo. Uno sfogo è uno sfogo, la metafisica mi fa cagare, coltiva ribelli scapestrati inadatti alla guerra di classe - inadatti per questa guerra di classe - chè stanno nell'altra classe e pretendono di combattere per questa - e un giorno era un giorno, in cui labbra si sfiorano e un bacio vale tanto quanto un bacio - quanto vale un bacio - sepolto sotto la notte cenerina di un dicembre che passa - ogni giorno fa media - dicono 4 - dicono 4 morti - al giorno in cantiere - ogni giorno fa media, ogni giorno fa 4, a natale da oggi son già quasi 80 - auguri - ma mica - di buone feste, cumpà - di buona fortuna - di buon lavoro - di buone cose -
ecchè - dalla provincia di un piccolo mondo, le tachicardie di un grande cuore sono come terremoti e maremoti ogni lacrima vera o presunta, ogni starnuto un uragano. Non è metafisica, è dialettica materialista, maresciallo bastardo, quella per cui il piccolo popolo si fa grande, un grande cuore diventa coscienza, un bacio distratto diventa amore. Siamo qua apposta, apposta per tutto, mica per te, apposta per mettere al servizio della media la scienza che elabora una nuova statistica - non quella dei morti quotidiani sul campo di battaglia del salario, caromio - carimiei - piuttosto quella che divide equamente i pani e i pesci - e non sono miracoli - non è metafisica - non poesie di scapestrati maledetti, ma il poema di un popolo intero che trova un posto nel coro anche agli stonati più odiosi.
Ecchè - di ché? Col me ne frego vi siete già presentati, adesso è ora di prendervi in consegna un po' prima, da che mettete le alucce fuori dal guscio, da spaccate col becco quel guscio, che qualcun altro covi quel guscio. Anche questa non è metafisica. Se proprio insistete sarà una frittata, in cui sarete sepolti.
Buonanotte a tutti. Parto per la banlieu.

Lo dice anche splinder, quando si apre la finestra per scrivere un nuovo post. Lo dicono tutti, alle fermate dei mezzi che non arrivano, in coda alla posta, al pronto soccorso, me lo dicono sul lavoro, se il pc si spegne e si porta nel buio dello schermo il lavoro dell'ultima ora. Sii paziente, lo dice mia madre quando torno a casa e le cose proprio non vanno, lo dicevano le mie compagne quando esigevano un periodo di riflessione, lo dice il mio avvocato quando entro in aula e trovo il celerino sul banco dei testimoni, sii paziente.
Sarò paziente. Farò il possibile. Fumerò molto, mi terrò in tasca le pietre, aspetterò che siano concluse le contrattazioni. Sarò paziente, devo imparare a contenermi, a sottomettere i miei impulsi, a plasmare il carattere.
Sono paziente. Ma spesso le cose non dipendono da me. Le cose non dipendono da noi, non dipendono da voi, spesso le cose marciano in equilibri in cui non c'entriamo niente.
Provate a cercare casa - sii paziente - sii paziente perchè prima o poi la troverai? - mavaffanculo - sii paziente e basta - chè ci saranno babbi e babbei e disperati [come me o più di me] che ti affittano il loro giaciglio a 400 euro al mese. Ma come si fa, accampati come nomadi, resistere alle piccole quotidiane restrizioni che alla lunga diventano angherie. Stipendi, stipendi buttati per una stanza con il cesso in comune, un materasso sotto il tavolo del soggiorno.
Sii paziente. Non mi lamento, non mi lamento. E qua non basta un pugno, una bullonata, una bastonata nella testa, qua non serve piangere. Porcapaletta. Porcaputtana.
Quanti sono, quanti siete, quanti siamo?
Due anni fa con certi altri disperati ci siamo presi una palazzina. Vuota, chiusa, lasciata alle muffe. Dopo una settimana c'erano 200 celerini e sono venuti i pompieri a stanarci sul tetto.
Io sono stato paziente, ho dato retta a chi mi diceva di non tirare le tegole sulla testa del commissario.
12 ore sul tetto, ma visto che non ho tirato nulla [o quasi] visto che siamo stati bravi-bravissimi ci hanno risparmiato una denuncia in più. Ma sono sempre senza casa. Vai in affitto e sii paziente.
Sono paziente, signori e signore. Ma come una molla in pressione, ce l'ho in testa, prima o poi salta. Non mi lamento e non minaccio niente e nessuno, ma cazzo, ci sono centinaia di appartamenti sfitti, murati, finestre con le lamiere.
Le case le occupa la malavita, che poi le vende ai marocchini e ai peruviani. E i compagni?
I compagni sono pazienti.
E' una contraddizione con cui non ho ancora imparato a convivere. Da una parte sono paziente, sto male, ogni mattina coniglio che corre nel parco in mezzo ai cani feroci. E dentro, manco tanto in fondo, tengo i nervi tesi prossimi allo schianto. fumo tanto. Accendo una sigaretta per ogni voglia che reprimo.
E mo' fumo e fumo e fumo.
Ne parlo con Pascal, lui fa l'operaio alla renault e vive nella banlieu. Mi dice che è paziente, non è facile essere sempre al lavoro quando tutte le notti il tuo quartiere brucia e ogni mattina ha una morfologia diversa. Lui è paziente. Mi dice vieni a vedere, che Parigi non si è spenta.
Pascal, vaffanculo. Il problema è che Milano non si accende.
A dicembre vo a Parigi. Non mi lamento, porto pazienza. E faccio il mio lavoro delicato, composto da tante parti fra cui, le più importanti, sono determinazione e fiducia.
Sono fiducioso, sì. Che quest'apatia soccomberà e non mi ingoia.
Sono determinato. A essere paziente e non partire prima del tempo. Rimugino. Niente di nuovo sul fronte occidentale.

così sembra, è a Torino che la schiuma di 'sta terra s'è manifestata con tanto ardore. Mica Milano. Non che a Torino vi siano meno scimmie morte, anzi. Meno merde vive, anzi. Poco importa, quello resta, "ovunque si manifesti" come dice Che Guevara.
zzzzzzzzzzzzzzzzzzz waiting for zzzzzzzzzzzzzzzzzzzz
la mente lucida, senza eccessi di bile; un approccio scientifico, mica più superficiale. Più profondo. Causa-effetto; effetto-soluzione; causa-soluzione. Ad ogni azione corrisponde una reazione.
Così aspetto cena, distolgo gli occhi dal mio ora, astrazioni per sezionare un processo, distolgo gli occhi dai miei NO - aspetto un invito a uscire, un invito dalla vita, mi preparo - non per farmi trovare pronto, chè non sono fatalista, mi preparo a uscire. Perchè uscirò.
Così sto, senza fremiti - un movimento lento e inesorabile.
E voi, fatalisti o meno, come state...
che effetto fa, passeggiare nel centro di Milano, tipo il parco sempione, ad esempio partendo dal castello, addentrarsi sulla via del pomeriggio vagamente nebbioligginoso - panchina uno - due adolescenti avvinghiati si scambiano promesse con un filo di voce, una vecchia passa e sussurra qualcosa sull'indecenza, un marocchino passa e conta gli spiccioli in fogli da 5 euro per grammi tot di fumo cancherone - panchina due - anziano con bastone occhieggia assorto un punto indefinito, gatti che come leoni si rincorrono nel fossato, una giapponese segue la comitiva e scatta l'ultima foto dedicata al tempo che ha passato qui - mezza mattina, pranzo al sacco, primo pomeriggio - terza panchina - sembra nessuno, invece è qualcuno che ne fa le veci, psicofarmaci poco mimetizzabili in tic nervosi e disagi comportamentali, conta le foglie quadre del cedro . del cedro? - passo svelto, poliziotto di quartiere, sole basso - sono le tre - di [questo] pomeriggio. Una corsa, un tuffo fino all'Arena, uscire dal cancello principale, lasciarsi alle spalle un cimitero sacro - quello delle scimmie morte di solitudine.
Ammaestrate a starsene da sé, addomesticate a biascicare pesieri a voce alta - non servono le situazioni estreme per vedere le facce e le espressioni del disagio - muoiono a piedi conserti, un piede imbraccia l'altro, come se per un abraccio [l'ultimo] si dovessero ingegnare - per non morire sole.
Una città decadente - senza spiriti benigni o maligni a rinvigorire fuochi fatui - questa è milano - nel corridoio largo di un istituto superiore - passare da una porta larga che ammette l'ignoranza - picchiare in branco un indifeso - è una forma di appiglio alla vita meschina - che non ha giustificazioni - e non merita rispetto.
E come scegliere - da che parte stare?
Scimmie morte al crepuscolo mattutino - che mezzogiorno è di fuoco solo per rombo di motori - scarichi e discariche - tanto al pezzo . il resto è mancia. E per rigurgiti di vita - si scelgono quelli che meno di tutti sono adatti a far sentire ciò di cui c'è più bisogno, ne sono negazione. Umanità.
E da qualche parte - è vero perchè è sempre vero - è vero perchè sotto ogni cenere cova un fuoco - scimmiemorte - Milano Resiste.
sarò bre..
zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz

non fa a tutti lo stesso effetto
zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz
[aggiornamento]
qualcosa che ha a che fare con Here's to you [non fa a tutti lo stesso effetto] come dice Joan Baez - Nicola and Bart - le vedo bene e sono migliaia, le conto tutte, ma non mi riesce, attraverso Milano e inizia l'estate.
L'unità degli opposti.
zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz
torno quando sono meno confuso. Saluto tutti e cancello gli appunti
bonne nuit finesse
Parte così: potrebbe essere luglio, tanto è caldo, invece è solo maggio.
Ho ancora calce ai bordi delle unghie, i pantaloni sudici, macchie di cemento rappreso e le scarpe bianche di polvere. Torso nudo - accendo una sigaretta e gli dico che ha ragione, è importante che certe storie le conoscano anche i giovani. "soprattutto i giovani" dice lui. "soprattutto i giovani" - ripeto io.
"Da dove inizio?"
E' un vecchio placido e rugoso. Parla solo il dialetto.
"Dalla fine. Cosa hai fatto dopo la guerra?"
Continua così: 14 anni di miniera in Belgio, un mandato di cattura per crimini di guerra, amnistiato nel '58, 4 mesi di prigione, due attentati subiti.
Scrivo in fretta, ma non abbastanza da stargli dietro; prendo tempo:
"com'è caldo, oggi"
"si, sembra luglio"
Parliamo in dialetto anche di quando dal Belgio alla Sardegna, il Partito glielo ha mandato a dire che se non si fosse deciso a consegnare tutte le armi, lo avrebbero radiato. Era il 1974 e le Brigate Rosse iniziavano a sparare.
Ma lui se ne vanta ancora: le armi non le ha mai consegnate.
"Neanche a Secchia". E mi dice che quando muore lui, c'è solo un altro compagno che sa dove sono. Lui nel '76 fu radiato dal Partito, ma quell'altro no "è ancora dentro".
Penso in italiano che stare nei DS è un paradosso per uno che custodisce l'arsenale di una brigata partigiana. Lui aggiunge in dialetto che l'altro è più giovane, è fidato e le cose si devono far bene, se si vogliono fare.
Dice che era già pronto con i documenti falsi quando tentarono il primo colpo di stato. Al secondo tentativo i fucili erano tutti perfettamente oliati.
Annuisco. Fumo.
"Alla tua età si attaccavano le colonne tedesche: vincere o morire. Ci hanno costretto a uccidere, perchè non si poteva vincere senza uccidere. Ma erano altri tempi"; "Che mo' dicono che la Resistenza è stata una guerra minore, che ci sono stati i crimini e il triangolo della morte. Ma cosa sarebbe stato senza quella vittoria, solo i vecchi possono saperlo".
Tossisce, tossisco, fumo.
Finisce così: "non lo scrivere però che se muoio io muore l'ultimo della brigata. Perchè i giovani non devono pensare che la nostra è stata una lotta che adesso non c'è più. Se potete parlare, scrivere, andare a scuola e metter su famiglia è per quella guerra. Certo, non abbiam fatto il socialismo...noi si voleva fare come la Russia...è stato Togliatti a mettersi d'accordo con gli americani e la DC"
E' placido e rugoso, mica domato.
"Và, mo' va a casa a lavarti. Ce l'avrai la bella che t'aspetta, no?"
zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz
Succedeva, a volte, che ci si fermasse più del solito, fin oltre l'ora di cena, a perdersi nella suggestione dei racconti delle imprese dei partigiani di Belgrado. Allora finiva spesso a notte fonda, con le bottiglie di vino vuote che il più ubriaco riconosceva come i proiettili inesplosi sparati a cannonate sugli ustascia. Ragazzini, poco più, con un mare di promesse da mantenere.
Le promesse sono arrugginite, le cose sono cambiate tutte. Restano proficue le discussioni sul ruolo delle donne nell'esercito di liberazione.
Che da combattente sei diventata socialdemocratica. E' la fine che fanno tutti gli estremisti. Per forza arrugginite. E ciò che ci dava entusiasmo e ci muoveva i sentimenti, adesso lo credi patetico e demodè. Che pena. Ti sono sopravvissuti i fucili inglesi custoditi in una grotta.
